TRENT'ANNI FA CI LASCIAVA GIULIO SELVA

Trenta anni fa, il 28 Ottobre del 1990, moriva Giulio Selva, un introbiese che tanti ricordano con affetto per la sua cultura e la sua simpatia, oltre che per le sue capacità organizzative.
Il Mensile Il Pioverna di Novembre 1990 pubblicava alcuni articoli in ricordo di questo grande personaggio, che oggi ripubblichiamo a distanza di 30 anni, cominciando da quello scritto da Enrico Baroncelli.

"Molto più di uno storico e di un uomo di cultura"

Giulio non si era mai lasciato “catalogare" e tra i suoi pregi spiccava l’assoluta libertà di pensiero. Enrico Baroncelli ci parla delle esperienze in radio Valsassina e della sua ultima fatica letteraria.

Ci eravamo conosciuti una dozzina di anni fa, quando ancora da Introbio venivano mandati in onda i programmi di “Radio Valsassina”, seguitissima emittente locale a cui anch’egli saltuariamente collaborava, conducendo trasmissioni di attualità e culturali.
Ricordo ancora quel suo ufficietto, accanto alla sala da biliardo, in cui discutevamo di queste trasmissioni. Un ufficio piccolo ma estremamente caratteristico, stile “old America”, pieno di fumo, tazzine di caffè, carte in giro, posters, medaglie coppe e patacche, e sul tavolo una vecchia macchina da scrivere: il cuore dei clubs sportivi di cui lui era il principale animatore.
Egli, che da vero giornalista mai si sarebbe negato a chi gli avesse offerto un microfono, purché potesse però parlarvi liberamente, accettò subito con quell’entusiasmo di cui era capace.
E in quella saletta di trasmissione organizzata molto artigianalmente, con un malconcio mixer di seconda mano, cavi elettrici penzolanti, una mefitica stufa a kerosene, arrivarono a parlare, tramite lui, consiglieri e assessori della Comunità Montana, amministratori comunali, responsabili dei Musei e delle Biblioteche valsassinesi, noti sportivi locali (il trial e lo sci furono gli sports da lui più seguiti), su diversi e vari argomenti e problemi riguardanti la Valsassina.

Era il periodo in cui egli scriveva assiduamente sul settimanale cattolico “Il Resegone”: e anche questa sua contemporanea partecipazione a quel giornale, insieme a un’emittente considerata “rossa” come Radio Valsassina, la diceva già lunga sulla sua libertà di pensiero, sul suo non lasciarsi catalogare o peggio chiudere in un qualsiasi schematismo o steccato politico (egli poteva appoggiare gli uomini, ma non già immedesimarsi acriticamente in un qualche partito o gruppo).
Egli parlava ai valsassinesi, usando quegli strumenti che gli potessero consentire di farsi ascoltare meglio, e da un pubblico più vasto: il resto era per lui di secondaria importanza.
Ma vogliamo qui ricordare in primo luogo lo storico, il profondo conoscitore della storia antica e recente della nostra valle.
È forse significativo che l’ultimo lavoro che ci ha lasciato quest’uomo, con la quale si potevano trascorrere i pomeriggi a parlare di personaggi come Giuseppe Arrigoni, Fermo Magni, della famiglia Manzoni, o di Antonia Pozzi, l’ultima sua opera dicevamo sia stato quel libretto fotografico, basato sulle vecchie fotografie di Antonio Bellomi, che egli stesso analizzò e scelse, insieme a chi scrive e al Sindaco di Cortenova Antonio Melesi.

Noi vogliamo ricordare la prontezza e l’immediatezza con cui egli, profondamente immerso da sempre nella vita sociale della sua valle, sapeva riconoscere senza incertezze situazioni e avvenimenti del passato (inondazioni del Pioverna, matrimoni e cerimonie, operazioni belliche partigiane, attività sportive sull’altopiano), sapeva dare storia e contenuto a facce e volti, stemperati su quelle antiche e a volte lucide fotografie, di personaggi il più delle volte morti parecchi lustri orsono.
Gli si illuminavano gli occhi nel riconoscere, nella grande varietà di materiale che con molta cortesia prima gli eredi e poi il Sindaco avevano messo a disposizione, figure e persone a lui care: amici di Introbio o di altri paesi, da tempo scomparsi, suo papà, i suoi parenti più stretti e cari.

E fu perciò lui a suggerire il titolo all’editore, per ciò che egli ben visivamente, nella sua memoria storica e tramite i suoi studi, si ricordava, e che avrebbe voluto che altri valsassinesi ricordassero — ci si lasci dire, senza voler qui fare polemiche, che ci sembra ora un elemento simbolico la quasi contemporanea scomparsa, a Introbio, sia del maggior storico valsassinese, che del monumento storico più importante della Valle, quel Palazzo del Pretorio che fu sede della amministrazione ducale nei secoli passati e del prestigioso Collegio dei Notai.
Altre cose potremmo qui ricordare su Giulio Selva: in primo luogo quella splendida manifestazione che da ben 25 anni, insieme con Corbetta e Bonacina, egli organizzava senza risparmio di energia, la “Sagra delle Sagre” di Pasturo, che peraltro rispondeva a ciò che era una sua precisa volontà e un suo preciso obiettivo ideale: quello cioè di valorizzare al massimo il movimento turistico in Valsassina, di fornire gli strumenti più opportuni per soddisfare la curiosità del turista, la sua permanenza tra le nostre montagne.

Pochi hanno fatto, tra i fiumi di vane parole, quello che Giulio Selva ha fatto per il turismo in Valsassina, senza tante chiacchiere e con ancor meno soldi.
Da quando, ancor giovane, promuoveva le corse dei sacchi a Introbio, all’organizzazione di questa grandiosa fiera oramai a carattere regionale, all’infinità di opuscoli scritti, cartine illustrate sui sentieri e sui rifugi valsassinesi, di cui naturalmente conosceva ogni angolo, editi in particolare dalla Comunità Montana (e molto si rammaricava, in privato, perché questa non aveva ancora completato la pubblicazione della serie completa delle cartine, già predisposta da lui e da altre guide del C.A.I.).
Valorizzare il turismo in Valsassina era una costante quasi ossessiva del suo pensiero, ed egli era pronto a favorire qualsiasi attività che operasse in tal senso. Anche per questo, e di ciò gli resteremo personalmente grati, capì immediatamente la valenza turistica di un’attività di promozione e distribuzione libraria, incentrata prevalentemente sull’editoria alpina, e la volle subito presente, fin dalla sua fondazione, tra gli stands della Sagra.

Molti e poliedrici erano gli aspetti della sua ricca personalità, e della sua fervidissima intelligenza, come intellettuale, giornalista, sportivo e organizzatore. Sia dunque reso onore al nome di Giulio Selva, nobilissimo figlio della Valsassina.

Enrico Baroncelli

Ringraziamo l'editore Memi Mascheri per averci fornito una copia del Pioverna Novembre 2020

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