Cronache dei Posti Bellissimi/3 - LETTERA AL VILLEGGIANTE

Gentile Villeggiante, Caro Turista,

sì proprio voi che avete scelto i Posti Bellissimi come seconda casa o solo per una scampagnata in mezzo al verde, bentornati tra noi.

Era un pezzo che non ci si vedeva, vero? Forse da Carnevale, oppure da quel primo incredibile weekend di marzo quando in migliaia avete riempito ogni angolo della nostra Valle per poi tornare a casa e chiudere una porta che nessuno immaginava di non poter più riaprire per molto tempo.

Vi abbiamo visti arrivare in coda e in coda rientrare, inconsapevoli, come tutti noi, dell’uragano che di lì a poche ore si sarebbe scatenato ed avrebbe segnato per sempre le nostre vite.

E, come voi, anche noi al termine di quella luminosissima domenica di marzo abbiamo dovuto alzare le barricate e scendere in trincea per nasconderci dall’assalto dell’ignoto.

E nelle settimane successive, come voi, abbiamo perso amici e parenti, ci siamo svegliati al gridare delle sirene che riempivano le strade vuote della notte e quelle deserte del giorno.

Abbiamo coltivato inquietudini e angosce, per noi stessi e per gli altri, con il termometro sempre a portata di mano nella speranza che il mercurio non salisse oltre il limite, e ci siamo seduti davanti alla televisione ogni pomeriggio alle cinque e mezza per ascoltare il bollettino di una guerra che non ci saremmo mai sognati di dover combattere così, a mani nude.

Da dietro le finestre abbiamo visto la neve sciogliersi e poi tornare e scomparire di nuovo; i boschi cambiarsi d’abito iniziando lentamente dal fondovalle, e poi fiorire sempre più su, e infine sfoggiare mille sfumature di verde nel trionfo della primavera.

Ci siamo messi in coda davanti ai negozi, osservato i pochi passanti con malcelato risentimento, sfruttato ogni occasione per respirare aria fresca, mantenuto i contatti grazie a strumenti che nemmeno pensavamo potessero esistere o che sapessimo usare così bene.

Come voi, gentili Villeggianti e cari Turisti, proprio come voi, a meno che abbiate trascorso gli ultimi tre mesi a bordo della Enterprise.

E a questo punto avrete sicuramente capito dove voglio andare a parare.

Vedete, non siamo in Paradiso. Lo vorremmo, l’avremmo voluto, ma purtroppo non è e non è stato così.

Abbiamo scarrocciato tra inferno e purgatorio, ciascuno rinchiuso nella propria barchetta, ognuno uguale agli altri, perché la trincea era la stessa per tutti e l’ignoto non sbandierava cartelli di sconti per nessuno.

Come voi abbiamo sognato di alzarci un giorno e sentire Rodrigo De Triana dalla coffa della Pinta gridare al Vecchio Mondo che la riva era vicina. Ed ogni giorno, per troppi giorni, quel sogno svaniva lasciandoci in eredità gocce di sudore e calici di malinconia.

E quella riva, sebbene forse sia apparsa come un’ombra all’orizzonte, nemmeno da noi, qui, nei Posti Bellissimi, è stata raggiunta.

Quanti giorni di navigazione ci vorranno ancora dipende dalla nostra intelligenza.

Siamo una specie che ha distrutto foreste, fatto sciogliere ghiacciai, portato all’estinzione migliaia di specie animali, sommerso di cemento e asfalto intere pianure, plastificato gli oceani, sparso anidride carbonica a piene mani, trivellato il pianeta, creato ordigni capaci di spazzar via continenti.

Ma siamo una specie anche talmente fragile che se non usiamo quel cervello che dovrebbe porci al di sopra di ogni altro essere generato nel quinto e sesto giorno della creazione, rischiamo davvero che un essere invisibilmente minuscolo rada al suolo millenni di storia.

Avremo imparato la lezione? La risposta è (ancora) blowin’ in the wind.

Per cui, gentile Villeggiante e caro Turista, quando riapri la tua casa o ti immergi nelle bellezze della nostra Valle, non dimenticare che la tua storia è uguale alla nostra e che la Ballabio non era una rampa di lancio verso un altro pianeta dove l’ignoto non ha trovato terreno fertile.

Dopo aver visto i prati e boschi liberarsi dalla mestizia dell’inverno e tornare a vita nuova, ora tocca a noi, e con noi intendo “tutti noi”, riprenderci la nostra di vita.

E fare di tutto perché non venga più tenuta in ostaggio.

Riccardo Benedetti

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